Muffin al cocco e cioccolato con lievito madre

Sapevo già in partenza che il blog avrebbe avuto alti e bassi, avrei voluto pubblicare molte volte in questi mesi (ho tutte le foto delle varie ricette che aspettano pazientemente nel telefono), ma chi dice che il tempo è tiranno ha davvero ragione! E se al tempo tiranno ci aggiungiamo una figlia che ha litigato con il sonno, potete immaginare quanto si complichino le cose.

Ieri è stato l’onomastico della piccola insonne multiallergica (buone notizie: abbiamo cominciato ad inserire i latticini) e per festeggiare le volevo fare un dolcetto. Solitamente le faccio una torta di cui presto vi darò la ricetta ma non avevo l’ingrediente principale; dopo una lunga ricerca, però, ho trovato questa ricetta cui ispirarmi.

Questa è la mia versione (che con l’originale non ha più molto in comune): non vi dico cosa ho dovuto fare per salvare i tre muffin per la foto!!

INGREDIENTI:

  • 150 gr di farina 00
  • 75 gr di farina riso
  • 90 gr di zucchero
  • 25 gr di cocco grattugiato
  • 50 gr di cioccolato a pezzi
  • 4 cucchiai di olio (io ho usato quello extravergine di oliva)
  • 150 ml di acqua tiepida
  • 100 gr di lievito madre rinfrescato

PROCEDIMENTO:

In una ciotola sciogliere il lievito madre nell’acqua tiepida (io uso il minipimer) e aggiungere l’olio.

A parte miscelare gli ingredienti secchi: le farine, lo zucchero, il cocco e il cioccolato.

Unire gli ingredienti secchi a quelli liquidi in una sola volta e senza mescolare troppo. L’impasto sarà morbido, granuloso e piuttosto compatto (aggiungere altra acqua se dovesse essere troppo duro).

Riempire con il composto i pirottini (io uso quelli in silicone che non necessitano di essere oliati) per circa 2/3 e mettere a lievitare 3 ore in un luogo tiepido (io uso la funzione apposita del forno) finché non saranno raddoppiati. Cuocere a 180° per circa 20 minuti, facendo la prova dello stuzzicadenti.

Non esistono due campane da ascoltare

Qualche settimana fa mi sono imbattuta per caso in un forum dedicato alle mamme in cui alcuni medici prestano il loro tempo per rispondere a domande e dubbi. Una risposta riguardante il vaccino per la varicella riportava un’informazione errata; ho scritto al direttore del sito che ha prontamente risposto, si è scusato e ha provveduto a rettificare immediatamente il commento.

Capita di trovare informazioni inesatte, l’errore umano è sempre possibile e quando si trattano argomenti specialistici la probabilità di incappare in inesattezze aumenta.
Come agisce una persona messa di fronte ad un errore compiuto spesso ne qualifica il carattere e la professionalità. La pronta risposta del direttore di cui ho parlato prima è il fulgido esempio di come dovrebbe comportarsi un professionista che fa bene il suo lavoro.
Purtroppo così ce ne sono pochi e qualche giorno fa ho assistito all’evento opposto. Un “quotidiano” per genitori ha riportato un articolo apertamente contrario ai vaccini in cui addirittura si rivanga il famigerato nesso tra vaccini e autismo, nesso smentito da decine e decine di studi scientifici.

Il “quotidiano” difende la sua linea editoriale dicendo che pubblicano articoli “pro” e “contro”, come se questa fosse una battaglia che vede schierate due fazioni. La verità però è ben diversa: non esiste una controversia scientifica sull’importanza dei vaccini, non esistono “due campane” da ascoltare.

Contribuire a condividere bufale smentite e disinformazione non è giustificabile. Per fortuna tanti sono stati i commenti negativi che hanno criticato questo modo di agire. La cosa che mi ha lasciato più interdetta è stato il modo in cui si sono difesi: attaccando personalmente chi ha provato a fare critiche, seppur con toni pacati e corretti. Tipico comportamento di chi non sa come controbattere, vuoi per scarsezza di documentazione che per mancanza di educazione.

I genitori che hanno dubbi non devono subire del terrorismo psicologico da testate giornalistiche il cui unico interesse è il click: non è corretto. E mi dispiace ma questo sito finisce dritto dritto in black list.

Il Professor Burioni scrive:

“Un giornalista dovrebbe capire che il parere del capo dei vigili del fuoco sulla prevenzione degli incendi non vale tanto quanto quello di un piromane incallito; dovrebbe sapere che un conto è farsi spiegare i viaggi su Marte dal direttore della Nasa, un conto è chiederlo ad una fattucchiera che fa gli oroscopi.”

Un futuro in cui i mezzi di informazione possano comportarsi secondo etica e non secondo interesse è quanto di più auspicabile possa esserci. Quando si parla di vaccini, la verità non sta nel mezzo ma è dalla parte della scienza, chi vi dice il contrario probabilmente ha i suoi reconditi motivi.

Crêpes di esubero di pasta madre con farina di canapa

PMBeaQualche mese fa Claudia del blog La Mora Romagnola mi ha fatto dono della figlia della sua pasta madre Brienne: l’abbiamo chiamata Bea.

Da allora ci accompagna con la sua versatilità: pane, grissini, crackers, biscotti, pizza.. Le ricette sono ovviamente infinite e spesso ci si ritrova con buone quantità di esubero da utilizzare.

Non potendo utilizzare uova e latte per le ormai ben note allergie della piccola, ero alla ricerca di una ricetta per fare le crêpes. Le adoro: soprattutto in versione salata. Navigando qui e là mi sono imbattuta nella versione delle crêpes di pasta madre de Il Pasto Nudo. Sono state un tale successo da costringermi a rinfrescare appositamente la mia Bea in modo da avere più esubero!

In casa abbiamo molto apprezzato il pane fatto con Bea e con la farina di canapa, per questo ho provato ad utilizzarla anche nelle crêpes: il risultato è stato strepitoso e ormai le faccio sempre così. La ricetta è, come al solito, “variabile” ma vi scrivo una traccia..

  • 500 gr di esubero di pasta madre
  • un cucchiaino di sale fino
  • un cucchiaino di zucchero
  • un cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • una punta di cucchiaino di bicarbonato
  • 50 gr di farina di semi di canapa
  • acqua q.b.

Unisco l’esubero con il sale, lo zucchero, l’olio, il bicarbonato e la farina di semi di canapa e comincio ad aggiungere l’acqua. Per comodità impasto il tutto con il minipimer e aggiungo acqua alla pastella fino ad avere la consistenza tipica delle crêpes.

La pasta madre è un alimento vivo e, per questo, la ricetta è solo indicativa: io assaggio sempre e modifico al bisogno.

Metto a scaldare due padelle (si ne uso due in contemporanea per far prima), olio leggermente la superficie e con un mestolo verso la pastella al centro, con l’apposito strumento cospargo la pastella o muovo la padella in modo che si sparga ovunque. Quando i bordi si alzano giro la crêpe e poi tiro via.

Sono ottime con la marmellata, con la nutella o in versione salata ripiene con funghi o spinaci o anche fatte stile lasagna con patate e porri.

“La prevenzione è un diritto di tutti, non di pochi”

In Italia vige il federalismo sanitario: ogni Regione ha il suo calendario vaccinale e decide se offrire tutti i vaccini gratuitamente o metterne alcuni a pagamento.
La Costituzione dovrebbe garantire a tutti i cittadini il diritto alla salute ma la triste realtà è che nel 2016 questo non è vero per molti bambini.
L’introduzione del nuovo Piano Vaccinale (che aspettiamo ormai da mesi) dovrebbe eliminare tali differenze ma nell’attesa c’è chi ha deciso di non stare a guardare.
L’Associazione Mamme per L’Aquila ha inviato una richiesta al Dipartimento per la Salute, la Prevenzione e la Tutela Sanitaria della Regione Abruzzo affinché il vaccino per il meningococco B diventi totalmente gratuito.
“Ad oggi – si legge in una nota dell’Associazione – questa vaccinazione è offerta in modo gratuito ancora in poche regioni – Basilicata, Puglia, Veneto, Toscana, Sicilia, Liguria, Friuli Venezia Giulia. Nel resto d’Italia, chi volesse liberamente optare per la vaccinazione deve pagarla di tasca propria”.
“Vista la crisi che stiamo attraversando – continua l’Associazione – tutti i bambini, a nostro avviso, hanno diritto a poter accedere gratuitamente alla profilassi. Crediamo che la prevenzione sia un diritto di tutti, non di pochi. Siamo convinte che il Servizio Sanitario Regionale troverà una soluzione affinché questo avvenga”.
“La nuova vaccinazione – conclude l’Associazione Mamme per L’Aquila – entrerà anche nei LEA, i livelli essenziali di assistenza, e verrà erogata gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale: chiediamo che l’Abruzzo, come avviene già in altre regioni, acceleri i tempi e scali ogni tipo di “burocrazia” per i bambini e non solo, per la salvaguardia della loro salute”.
Mi associo alla richiesta e spero che altre associazioni possano unirsi e chiedere che i diritti dei nostri figli vengano rispettati.

In fila per.. vaccinare o no?

  Come ci ricorda questo articolo esistono fondamentalmente due tipologie di bambini che non completano il ciclo vaccinale: quelli che appartengono a categorie che possiamo definire “disagiate” e quelli che in inglese vengono definiti “free riders”. Questo studio effettuato negli USA ha trovato enormi differenze tra i bambini “sotto-vaccinati” e quelli “non vaccinati”. I primi sono solitamente di colore, […]

“Il delirio: cronaca di una fila infinita”

A Lanciano, nel piazzale di Via Don Minzoni davanti agli uffici della ASL, ogni anno dal 1 aprile per varie settimane va in scena “Il delirio: cronaca di una fila infinita“.

Il motivo? Il rinnovo dell’esenzione del ticket.

Quest’anno, forse dopo le numerose lamentele, finalmente l’ASL ha inserito una grandissima novità: i numeri per la fila! Pura innovazione e prodigio della tecnica: ne distribuiscono circa un centinaio al giorno (compito della guardia giurata da prima dell’apertura degli uffici) e finiscono anche prima delle 9 ma, ehi, molto meglio dello scorso anno in cui si doveva stare imbalsamati in coda.

Questa mattina alle 6.50 il mio compagno era già in fila ed era DECIMO; è riuscito nella titanica impresa del rinnovo alle 9.10 (lo sportello apre alle 8) e si è ovviamente dovuto prendere un’ora di permesso (quisquilie, no?). Nel frattempo c’è stata anche la comparsata dei carabinieri chiamati dopo la tentata incursione nella fila da parte di un pazzo suicida (perché tale devi essere per tentare un’impresa simile in mezzo a persone stressate ed esasperate dall’attesa in certe condizioni).

Lo scorso anno al settimo mese di gravidanza sono dovuta stare due ore e mezza in coda IN PIEDI all’aperto: si, in piedi, perché non ci sono sedie (se non le poche all’interno degli uffici che, ovviamente, vengono destinate ai più anziani); si, all’aperto, perché gli uffici sono molto piccoli e bisogna ben sperare in un clima mite. Ho contattato l’URP della ASL che mi ha gentilmente risposto che lo spazio davanti agli uffici è condominiale e pertanto non è possibile installare panchine e che questi sono “eventi speciali” che avvengono solo una volta l’anno (anche se per un mese), bisogna portare pazienza.

Sembrano quindi poco importanti per le istituzioni la scomodità e la follia di dover perdere ore e ore in piedi all’aperto e doversi prendere permessi per il rinnovo di un’autocertificazione. Ma io mi domando, perché non risolvere il problema a monte? A che serve internet? Perché non dare la possibilità di fare procedure simili online? Possibile che non si possa snellire un po’ la burocrazia del nostro bel paese?

Scoraggiata e amareggiata, vedremo quando lo spettacolo avrà fine quest’anno (fortunatamente sembra quasi di essere in estate): si accettano scommesse!

Imparare dal passato: quanto è importante?

La memoria storica è fondamentale per evitare il ripetersi di errori e tragedie, sia a livello personale che sociale.
Viviamo in un’epoca di benessere in cui, per nostra somma fortuna, assistere alla morte dei propri figli non è più un evento comune. Basta però parlare con i nostri nonni per scoprire che soli 50-60 anni fa le cose erano ben diverse e andando ancora più indietro la situazione è anche peggiore.
I dati dell’ISTAT in questo Focus sulla mortalità infantile sotto i 5 anni parlano chiaro:
  • Nel 2011, in Italia, si sono registrati 2.084 decessi di bambini sotto i 5 anni di vita.
  • Poco più di un secolo prima, nel 1887, se ne contavano 399.505. Si è passati cioè da 347 decessi per mille nati vivi a circa 4 per mille.
  • Se alla fine dell’‘800 i bambini morivano principalmente a causa di malattie infettive, oggi il 72% dei decessi è dovuto a condizioni di origine perinatale (48%) e a malformazioni congenite (24%).
Sul finire dell’ottocento le cause principali di morte erano imputabili alla povertà, alla fame, all’analfabetismo, alla mancanza di acqua pulita e di igiene e alle numerose malattie infettive: praticamente le stesse cause che ritroviamo oggi nei paesi più poveri o in via di sviluppo.
Una interessante analisi si può trovare in questa indagine sulla Mortalità dei bambini ieri e oggi da cui è tratta questa citazione:

Immediatamente dopo l’unificazione, quasi un nato su due non raggiunge il compimento del quinto anno di vita. Nei successivi 50 anni, il tasso di mortalità si dimezza, per poi raggiungere un valore di circa 100 nel 1949 e di 50 nel 1962. Nell’arco di circa 125 anni si passa da 347 decessi per mille nati vivi a circa 4.

Le malattie infettive di cui oggi non ci preoccupiamo praticamente più erano responsabili di migliaia di morti e vite rovinate.
Quando si parla di malattie prevenibili con i vaccini i dati e i grafici riportati nei due documenti sono per forza di cosa indicativi e si prestano a facili fraintendimenti e manipolazioni perché sono tanti i fattori che non vengono presi in causa. I più importanti da tenere ben presenti sono:
  • prima dell’era “moderna” le vere cause della morte erano spesso ignote e, quindi, molte malattie erano sottostimate. Questo non deve stupirci: una sottonotifica di casi persiste tuttora per diversi motivi;
  • molte malattie prevenibili non causano la morte  ma handicap a vita o malformazioni neonatali e aborti spontanei: per questo motivo non vengono menzionate né prese in considerazione nei due documenti nonostante i loro effetti fossero spesso devastanti;
  • la scoperta di alcune medicine (come gli antibiotici e l’antitossina difterica): questi farmaci cominciarono a mitigare la mortalità di alcune patologie nel corso degli anni. Questo fatto viene sfruttato ad hoc per far credere che le malattie fossero magicamente in remissione da sole (lo spiega molto bene VaccinarSI in questo post).
In un secolo e mezzo nel nostro paese sono migliorati praticamente tutti i fattori che abbiamo elencato all’inizio e la differenza nei tassi di mortalità ai due estremi è notevole. Ogni fattore ha contribuito al raggiungimento delle condizioni attuali: quando si parla di salute pubblica non ci si affida praticamente mai a una sola “arma” ma è sempre grazie ad un insieme di misure di diverso tipo che si riescono a ridurre i casi di malattia e di morte. Tra queste misure una delle più importanti, ed è innegabile, risulta essere la vaccinazione di massa.
Come dicevo prima, la memoria storica è fondamentale. Studiare e conoscere il passato è molto importante e la storia dell’infinita lotta tra l’uomo e i patogeni mi ha sempre affascinata.
In quella che possiamo definire come una vera e propria corsa agli armamenti, gli esseri umani hanno messo a segno un grosso colpo con la scoperta dei vaccini. Riuscire a prevenire una malattia piuttosto che cercare di curarla è una mossa a dir poco ingegnosa che ci ha addirittura permesso di eradicare uno dei flagelli peggiori dell’umanità (il vaiolo) e tenerne sotto stretto controllo altri riducendoli ad incidenze bassissime.
Per secoli siamo rimasti inermi spettatori di epidemie che continuavano a decimare la popolazione; uno dei primi tentativi di anticipare una malattia è stata la variolizzazione (qui potete trovare un’interessante storia del vaiolo): una pratica che possiamo definire antica e non esente da rischi che consisteva nell’inoculazione di materiale preso da lesioni o croste di malati non gravi.
Per il primo vaccino della storia, però, bisogna aspettare il 1796, anno in cui Edward Jenner vaccinò un bambino di nome James Phipps con del pus preso dalla contadina Sara Nelms che era affetta da cow-pox (vaiolo bovino); il bambino venne poi inoculato con il pus dello small-pox (vaiolo umano) e non si ammalò. In meno di due secoli, esattamente nel 1979, il vaiolo è stato completamente eradicato.
Da allora ad oggi sono stati fatti notevoli progressi nello sviluppo dei vaccini, soprattutto in termini di sicurezza (un esperimento come quello di Jenner oggi sarebbe a dir poco impensabile). Se vi interessa saperne di più ci sono due link molto interessanti:
La Storia dei Vaccini è una bella timeline in italiano degli eventi più importanti avvenuti nei secoli: il progetto è fermo al 2014 e speriamo che qualcuno possa riprenderlo in mano e completarlo.
In inglese c’è The History of Vaccines curato dal College of Physicians di Philadelphia: una timeline completa dal 900 al 2015, molto accurata e completa.
Oggi molte malattie sembrano un ricordo, ma la verità è che i batteri e i virus che le causano continuano a circolare e se le coperture vaccinali dovessero continuare ad abbassarsi nulla potrà impedirgli di tornare a mietere vittime. Dobbiamo impedirlo, aiutateci a combattere la disinformazione.
#iovaccino

Fonte del meme che abbiamo tradotto: Refutations to Anti-Vaccine Meme

Lo potete trovare qui nella nostra bacheca Pinterest

Risotto Primavera

Il risotto Primavera è la tipica preparazione “di stagione” che cambia sapore ogni volta che lo si prepara: una vera sorpresa!

Quello di oggi contiene fagiolini, fave, piselli freschi, insalata, sedano, carote, cipolla, zucchine e aglio: praticamente tutto quello che avevo sottomano. Lo si può variare a proprio gusto con agretti, asparagi (possibilmente selvatici), spinaci, bietola, scalogno, prezzemolo, pomodorini e chi più ne ha più ne metta: l’unico limite è la fantasia.

Devo dire che non immaginavo un tale successo e una tale approvazione da parte delle bimbe: anche la piccola di 9 mesi oggi ha divorato tutto e Clarissa ha finalmente fatto un vero pasto. Chi mi conosce sa i guai che ho passato: vuole mangiare sempre da sola con le mani da quando ha 7 mesi, ha saltato completamente la fase pappe e abbiamo iniziato lo svezzamento con i fusilli e gli infarti multipli per me. Corro a segnarmi la data sul calendario!!


Scrivere la ricetta non è semplice perché avendo ricevuto in dono molte verdure fresche le quantità non le conosco. Vi lascio il “protocollo” che ho seguito:

  • ho lavato e pulito le verdure (in famiglia ci piacciono le fave senza la buccia: un lavoraccio che però viene ampiamente ripagato dalla loro dolcezza);
  • ho fatto un leggero soffritto con acqua e olio di cipolle, aglio, carote e sedano (è un piatto per tutta la famiglia quindi il soffritto vero e proprio lo evito);
  • ho poi aggiunto i fagiolini a pezzetti, i piselli, le fave, l’insalata tagliata, le zucchine e pochissima acqua e ho cotto il tutto aggiungendo pochissimo sale (ormai ci siamo abituati ad usarne davvero una quantità esigua: quando invito qualcuno la saliera finisce sul tavolo);
  • in un wok (lo adoro per il risotto) ho messo un filo d’olio e fatto tostare velocemente il riso sfumando con un po’ di vino bianco (di qualità) e ho cominciato a cuocere il risotto aggiungendo man mano brodo di verdure (noi usiamo quello fatto in casa da mia mamma);
  • le verdure già pronte le ho aggiunte a metà cottura per dare sapore: una volta finito il tempo e assaggiato il riso ho servito in tavola (non posso mantecare con il burro o aggiungere parmigiano o pecorino finché la piccola è allergica ma voi fatelo: il sapore sarà sicuramente ottimo).

La base di verdure è avanzata e nei prossimi giorni, se il tempo me lo permetterà, vorrei usarla per farci una bella lasagna.

Pink Smoothie

Non amo il caldo, chi mi conosce lo sa bene. Ma se c’è una cosa buona delle temperature miti è il poter finalmente uscire senza il corredo del peso minimo di 5 kg di sole giacche, cappelli e sciarpe. E sì, forse si intravede la fine di questo lungo lungo inverno non inverno..

Con la primavera tornano dal fruttivendolo le tanto amate fragole: io e mia figlia le adoriamo. Mi è sembrata l’occasione giusta per spolverare il frullatore e dilettarci con un bel frullato: tanta buona frutta, un po’ di latte (vaccino o d’avena, a seconda di chi lo berrà) e qualche cubetto di ghiaccio. La cosa divertente è che difficilmente otteniamo due frullati uguali visto che facciamo tutto a occhio!

Questa la ricetta del PINK SMOOTHIE (ovviamente più si aumenta la quantità di fragole più il colore sarà rosa)

  • due belle fragole (le nostre erano belle grandi)
  • una pera matura
  • due kiwi
  • latte q.b. per avere la consistenza desiderata
  • 3 cubetti di ghiaccio

Per mia fortuna non ho difficoltà a far mangiare la frutta a Rosa (giusto ieri mattina ha preferito una banana ad un gelato..) ma con una bella cannuccia colorata e un bicchiere divertente questo può essere un ottimo metodo per tentare i bambini.

Consiglio di utilizzare frutta matura così da avere frullati dolci senza dover aggiungere zuccheri.